BEATA MARIA

Venerata tradizionalmente come beata, morta il 4 dicembre di un anno imprecisato, probabilmente verso la metà del XIII secolo. La sua vita, in latino, fu pubblicata a Venezia nel 1736 dal camaldolese Guido Grandi, abate di San Michele in Borgo di Pisa, da un codice allora conservato nel monastero pisano di Sant’Anna.

Maria, originaria dell’area orientale di Chinzica, e precisamente della cappella di San Martino, apparteneva ad una famiglia mercantile. Ancora fanciulla, il padre perì in un naufragio e poco dopo morì anche la madre, sì che ella rimase sola con il fratello minore, di cui curò l’educazione. In questo periodo conobbe e frequentò santa Bona, con la quale spesso si recava nella chiesa di San Martino: la santa previde il futuro destino di santità di Maria.

In seguito alle insistenze dei parenti sposò un uomo a lei pari per ricchezza e ceto sociale nonché per ideali religiosi. Dopo una malattia del marito, Maria convinse lo sposo a vivere in castità, intraprendendo da parte sua una vita di rigida penitenza, fatta di cilicio, astinenza dalle carni e un duro letto di legno. Si dedicò anche alle opere di misericordia, assistendo i poveri, gli infermi e i pellegrini e confezionando tovaglie di lino per gli altari. Un passo successivo condusse i coniugi ad una scelta più radicale, abbracciare la vita religiosa. Dopo aver diviso il patrimonio in tre parti uguali, destinate rispettivamente ai poveri e ai monasteri di San Savino e di San Paolo di Pugnano, il marito entrò come converso nell’abbazia camaldolese di San Savino, Maria nel cenobio benedettino di Pugnano. Qui Marino, monaco di San Savino e confessore del monastero (personaggio attestato da un atto del 1223), durante la Messa le tagliò i capelli, le fece indossare l’abito monastico e poi la condusse nella cella, ove visse come reclusa, in penitenza e preghiera, arricchita da Dio da straordinari carismi. Si nutriva di soli legumi ed acqua, astenendosi dal pane e dal vino, e manifestava lo spirito profetico predicendo il futuro e giungendo a conoscere i più riposti pensieri dei propri simili. Alla sua morte, furono i monaci di San Savino a celebrarne il funerale: il corpo fu sepolto nella chiesa monastica di Pugnano, ove però è stato invano cercato.

Bibliografia:

Annales Camaldulenses ordinis sancti Benedicti, a cura di G.B. Mittarelli – A. Costadoni, IV, Venetiis, apud Jo. Baptistam Pasquali, 1759, pp. 181-183; M.L. Ceccarelli Lemut, Santità femminile a Pisa tra XII e XIII secolo, in Medioevo e dintorni. Studi in onore di Pietro De Leo, a cura di M. Salerno – A. Vaccaro, Soveria Mannelli, Rubbettino Editore, 2011, I, pp. 103-115.