SAN TORPÈ MARTIRE

San Torpè

Placido Costanzi, Martirio di San Torpè, olio su tela, 1761, Pisa, cattedrale

L’origine della Chiesa pisana, al pari di altre Chiese locali, si confonde con antiche tradizioni agiografiche, nate per lo più in periodo medievale. Le due tradizioni che riguardano Pisa rimandano all’età apostolica e si riferiscono rispettivamente al presunto sbarco di san Pietro sul litorale pisano e Torpè, un soldato dell’«officium Neronis», che nella nostra città avrebbe incontrato la fede ed il martirio.

Il suo martirio è narrato dalla Passio sancti Torpetis, composta sul finire del VI o all’inizio del VII secolo. Torpè, appartenente all’«officium Neronis», sarebbe giunto a Pisa al seguito dell’imperatore in occasione della costruzione di un tempio dedicato a Diana. Convertitosi per opera dello Spirito Santo, fu battezzato da un «presbyter Antonius», eremita sui monti tra Pisa e Lucca. Incarcerato per la sua fede, fu da Nerone dato in mano al magistrato Satellico e a suo figlio Silvino, che lo sottoposero a numerose torture: fu dapprima legato ad una colonna e percosso a sangue, ma la colonna rovinò a terra schiacciando Satellico e alcuni degli astanti. Il figlio del prefetto, Silvino, decise allora di farlo divorare dalle fiere nell’anfiteatro, ma il primo leone di fronte al segno della croce fatto da Torpè, cadde a terra morto, mentre il secondo si mise a leccargli i piedi. Silvino, acceso d’ira, lo fece condurre prima nel tempio di Diana che Torpè fece crollare con le sue preghiere, lo fece decapitare «in gradum arnensem». La testa del martire rimase a Pisa, mentre il corpo fu abbandonato insieme con un cane ed un gallo su una barca, che approdò in Spagna, «in Portum Sinus», dove la senatrice Celerina, appositamente istruita da una visione divina, gli tributò i dovuti onori e eresse sulla sua tomba una chiesa. Più tardi, morto Nerone, un certo Artemius si sarebbe recato a Sinus e qui avrebbe scritto la passione.

Il testo, ascrivibile ai secoli VI-VII, segue gli elementi stereotipi del racconto agiografico di quell’epoca. Tuttavia le citazioni urbanistiche e toponomastiche riconducono quasi certamente ad un estensore di area pisana, che intendeva non solo far risalire l’origine del cristianesimo locale al I secolo ma anche illustrare e giustificare i contatti, di natura non esclusivamente commerciale, con altre regioni del Mediterraneo, in questo caso la Spagna e/o la Provenza. Ci si è chiesti se si trattasse veramente di un martire locale, il cui culto è attestato in area pisana, o piuttosto se provenisse da altre regioni: nel nome Torpete è stata vista una deformazione di quello della vergine spagnola Treptes, venerata ad Astigi, l’odierna Ecija, mentre lo si è identificato dell’omonimo santo venerato in Provenza, da cui hanno preso nome il golfo e la città di Saint-Tropez.

Più importante appare sia il forte vincolo con la Chiesa di Roma presente in tutta la tradizione agiografica pisana sia l’accento sulle relazioni marittime. Lo stretto rapporto tra la cristianizzazione del nostro territorio e l’attività missionaria della Chiesa romana è chiaramente adombrato dal fatto che Torpè proveniva dalla capitale dell’impero e la miracolosa traslazione del suo corpo per via di mare sottolineano l’importanza delle comunicazioni mediterranee nella diffusione del Cristianesimo. Nell’episodio di Torpè Pisa sembra costituirsi quale ideale tramite tra Roma e le coste del Mediterraneo nord occidentale: il corpo del martire, testimonianza della nuova fede, compie un lungo viaggio per divenire oltremare il seme di una nuova comunità cristiana.

Questo stretto rapporto con Roma potrebbe suggerire un’ipotesi di datazione della Passio sancti Torpetis al periodo dello scisma tricapitolino, originato dalla condanna di alcuni testi operata nel concilio ecumenico Costantinopolitano II del 553, scisma cui aderirono le Chiese dell’Italia settentrionale poi entrate a far parte del regno longobardo. Pisa, divenuta longobarda solo nei primi decenni del VII secolo, potrebbe invece essere rimasta fedele all’osservanza romana, rinsaldando maggiormente i suoi legami con la metropoli: proprio in questo contesto potrebbe essere nata la nostra passio.

Culto:

Torpè è festeggiato il 29 aprile a Pisa, in Sardegna, e a Saint-Tropez (Francia), dove secondo la tradizione locale si troverebbe il suo corpo: i suoi abitanti compiono ogni anno il 29 aprile un pellegrinaggio a Pisa in sua commemorazione.

Sul luogo del martirio, a san Torpè fu eretto in epoca imprecisata un edificio di culto, testimoniato soltanto dal 1084, ove si venerava la reliquia della testa. La chiesetta fu inglobata nel nuovo monastero di San Rossore [vedi San Lussorio (Rossore) martire], in cui il capo fu trasferito. A Torpè fu alla metà del Duecento dedicata una chiesa urbana, posta in prossimità del luogo ove secondo la leggenda il santo avrebbe subito interrogatori e torture, i cosiddetti Bagni di Nerone, avanzi di un impianto termale di età adrianea ancora visibili presso l’odierna Porta a Lucca. Il nuovo edificio sacro, promosso dall’arcivescovo Federico Visconti (1253-1277), fu affidato all’Ordine degli Umiliati. Nel nuovo edificio sacro venne traslata la testa del titolare una volta che il monastero di San Rossore fu abbandonato e qui è ancora conservata, racchiusa dal 1667 in un busto d’argento L’Ordine degli Umiliati fu soppresso nel 1571: nella chiesa pisana subentrarono nel 1584 i Frati di San Francesco di Paola fino alla soppressione del 1784. Dopo un breve periodo certosino, il complesso passò nel 1816 ai Carmelitani Scalzi, provenienti da Sant’Eufrasia, che ancora la officiano.

 

San TorpèSan Torpè

Immagini tratte da www.santiebeati.it

Bibliografia:

  1. Papebrock, De sancto Torpete martyre, Pisis in Hetruria, in Acta Sanctorum Maii, IV, Antverpiae, apud Michaelem Cnobarum, 1685, pp. 5-19; Leggenda di S. Torpè, a cura di M. Salem Elsheikh, Firenze 1977 (Quaderni degli «Studi di Filologia Italiana», 3); F. Lanzoni, Le diocesi d’Italia dalle origini al principio del sec. VII (a.603), I, Faenza, Stabilimento Grafico F. Lega, 1927 (Studi e Testi, 35), pp. 598-603; G.D. Gordini, Torpes, in Bibliotheca Sanctorum, XII, Roma 1969, col. 628; M. Brando, Il nome: San Torpè e Nerone in Pisa: le Terme “di Nerone”, a cura di M. Pasquinucci – S. Menchelli, Pontedera, Bandecchi e Vivaldi, 1989, pp. 24-25.