Santa Ubaldesca

Santa UbaldescaSanta Ubaldesca

a sinistra: Il miracolo di Santa Ubaldesca tratto da www.teutonic.altervista.org     

a destra: Raffigurazione di Santa Ubaldesca in un affresco nella Chiesa di St. John’s Gate a Londra. Tratto da wikipedia.it

Nata a Calcinaia intorno al 1146, figlia unica di genitori contadini, conduceva una vita tranquilla fra le faccende domestiche, la preghiera e le opere di carità finché, verso il 1160, le apparve un angelo che la invitò a lasciare la famiglia per condurre vita di penitenza nel monastero cittadino di San Giovanni nella carraia Gonnelle, attuale via Pietro Gori. Dio irruppe così nella vita quotidiana della santa per indurla ad un ‘salto di qualità’ nella vita spirituale, da una generica vita devota alla santità, ritenuta possibile solo nel contesto di un’istituzione religiosa. Ad Ubaldesca che osservava di mancare dei requisiti richiesti per entrare in monastero – ceto sociale e dote –, l’angelo rispose che lo Spirito Santo le avrebbe fatto superare tali insormontabili ostacoli. Dimenticato il pane nel forno (ritrovato l’indomani dai genitori cotto alla perfezione), Ubaldesca fu accompagnata a Pisa dai genitori ed accolta con grandi feste dalle monache. Si distinse subito per le sue virtù, le opere di penitenza, la carità verso le religiose malate.

Ubaldesca dunque entrò come oblata in un monastero femminile, che la tradizione identifica con quello di San Giovanni degli Ospitalieri, ma che invece era forse dedicato a San Salvatore. A questa ipotesi conduce la lettura della Vita di sant’Ubaldesca proposta da Gabriele Zaccagnini, che ha potuto trovare nella biblioteca di mons. Silvano Burgalassi e quindi utilizzare un finora sconosciuto manoscritto pergamenaceo della seconda metà del Cinquecento, contenente una Vita in italiano, traduzione dell’originale latino perduto redatto intorno al 1260. Finora invece, perduto l’originale latino, le notizie sulla vita della santa derivavano da quanto scrisse nel 1592 il camaldolese Silvano Razzi, cui ricorsero anche i Bollandisti negli Acta Sanctorum del mese di maggio.

Dalla Vita il cenobio sembra inserito nel solco della tradizione benedettina e ormai in fase di declino, tanto che Ubaldesca fu costretta ad elemosinare per aiutare la sua comunità. Qui la santa, senza pronunciare i voti monastici, condusse una vita penitenziale e di assistenza alle monache inferme, non un’attività ospedaliera rivolta all’esterno. Il monastero passò probabilmente alle dipendenze degli Ospitalieri di San Giovanni di Gerusalemme, operanti nella chiesa di San Sepolcro, quando Ubaldesca era ancora in vita: infatti nel 1205 le ultime vicende terrene della santa (morta il 28 maggio) ebbero un testimone importante nel cappellano dell’ordine gerosolimitano, fra Dotto degli Occhi, e San Sepolcro le dette sepoltura fino al 1924, allorché il corpo fu traslato nella pieve di Calcinaia, luogo di origine di Ubaldesca.

Questa ricostruzione modifica l’opinione tradizionale, che ha fatto di Ubaldesca il prototipo della monaca gerosolimitana. Certamente l’Ordine, attraverso l’operato di fra Dotto degli Occhi, volle gestirne il culto fin dagli inizi ma fu nel Cinquecento, dopo il trasferimento a Malta nel 1530, che i Cavalieri, intraprendendo una rilettura anche agiografica della propria storia, trasformarono Ubaldesca in «santa degli Ospedalieri», ottenendone dal papa Sisto V nel 1586 la traslazione di alcune reliquie ed erigendo nel 1603 na chiesa a lei dedicata Casal Paula, oggi Rahal Golid. Nell’oratorio della chiesa di San Giovanni alla Valletta sono raffigurati, ad opera della scuola di Mattia Preti, i principali esponenti dell’Ordine, tra cui appunto la nostra Ubaldesca, rappresentata nell’atto di compiere il miracolo della trasformazione in vino dell’acqua attinta dal pozzo.

Culto:

A parte un sermone dell’arcivescovo Federico Visconti (1253-1277), non vi sono altre attestazioni del culto di Ubaldesca nel Medioevo. Lo sviluppo della devozione alla santa è legata all’Ordine degli Ospedalieri. Nel corso del Quattrocento un miracolo riguardante il priore di San Sepolcro fu aggiunto alla redazione originaria della Vita. Ulteriore sviluppo il culto ebbe, come detto sopra, con la traslazione di reliquie a Malta, sì che Ubaldesca risultò ormai associata ufficialmente al santorale dell’Ordine: ella è infatti sempre raffigurata come una monaca gerosolimitana.

Ubaldesca è particolarmente venerata a Calcinaia, sua terra d’origine, anche grazie all’impegno della Deputazione a lei intitolata, nata nel 1799 con lo scopo di diffonderne la venerazione. Nel 1804, quale ringraziamento per la salvezza della popolazione di Calcinaia da un’epidemia di colera, fu istituita la «festa del voto o del cordone», celebrata ogni anno la prima domenica di Avvento con l’accensione di un cero davanti all’altare dedicato alla santa nella locale pieve. La solenne festa patronale si celebra la quarta domenica di maggio, preceduta la sera del sabato da una processione per le vie del centro storico. La domenica successiva si svolge una regata in Arno tra i tre rioni del paese (Montecchio, Nave, Oltrarno), preceduta da una sfilata di figuranti in costume rinascimentale, manifestazione risalente al 1821.

Bibliografia:

  1. Zaccagnini, Ubaldesca, una santa laica nella Pisa dei secoli XII-XIII, Pisa, ETS, 1996 (Piccola Biblioteca Gisem, 6).